MAIS QU’EST-CE QU’ELLES VEULENT?
MAIS QU’EST-CE QU’ELLES VEULENT?
CINECLUB

Durata: 81 min

Genere: Documentario

Lingua: Francese con sottotitoli italiani

Regia: Coline Serreau

Anno: 1975

Al giorno d’oggi una donna che dà la parola ad altre donne non ha nulla di eccezionale, ma nel 1975 per la giova­ne regista Coline Serreau (al suo primo film, in parte finanziato da Antoinette Fouque) si trattava di una scelta quasi utopica. Utopie è del resto il titolo che avrebbe voluto dare a questa serie di interviste uscite con il più provocatorio titolo Mais qu’est-ce qu’elles veulent? Le donne in questione si chiamano Véron­ique, Elisabeth, Liliane. Sono contadine, operaie tessili, una ‘casalinga’ benestan­te, un’attrice pornografica, una giovane anoressica, una portinaia vedova, una pastora protestante che “ama ciò che fa ma non ha fatto ciò che amava”… Don­ne che parlano della loro quotidianità e intervistate sul posto di lavoro. Che cosa vogliono? Raccontare la loro vita, rac­contarsi, se possibile essere ascoltate an­che se i loro desideri entrano in conflitto con la loro realtà, come spesso accade.

Con Mais qu’est-ce qu’elles veulent?, Coline Serreau compie una transizio­ne dal teatro (è stata tirocinante alla Comédie-Française) alla regia di docu­mentari prima di approdare al cinema. Questo passaggio avviene con la natu­ralezza dell’acqua che scorre, metafora che attraversa tutto il film (montato da Sophie Tatischeff), dove la parola – ri­petuta, incessante, liberatoria – diven­ta protagonista assoluta. Anche a costo di conservarne solo l’aspetto performa­tivo, vista l’ampiezza dei temi e delle problematiche affrontati in questo pri­mo lungometraggio.

81 min

Genere: Documentario

Lingua: Francese con sottotitoli italiani

Regia: Coline Serreau

Anno: 1975

Al giorno d’oggi una donna che dà la parola ad altre donne non ha nulla di eccezionale, ma nel 1975 per la giova­ne regista Coline Serreau (al suo primo film, in parte finanziato da Antoinette Fouque) si trattava di una scelta quasi utopica. Utopie è del resto il titolo che avrebbe voluto dare a questa serie di interviste uscite con il più provocatorio titolo Mais qu’est-ce qu’elles veulent? Le donne in questione si chiamano Véron­ique, Elisabeth, Liliane. Sono contadine, operaie tessili, una ‘casalinga’ benestan­te, un’attrice pornografica, una giovane anoressica, una portinaia vedova, una pastora protestante che “ama ciò che fa ma non ha fatto ciò che amava”… Don­ne che parlano della loro quotidianità e intervistate sul posto di lavoro. Che cosa vogliono? Raccontare la loro vita, rac­contarsi, se possibile essere ascoltate an­che se i loro desideri entrano in conflitto con la loro realtà, come spesso accade.

Con Mais qu’est-ce qu’elles veulent?, Coline Serreau compie una transizio­ne dal teatro (è stata tirocinante alla Comédie-Française) alla regia di docu­mentari prima di approdare al cinema. Questo passaggio avviene con la natu­ralezza dell’acqua che scorre, metafora che attraversa tutto il film (montato da Sophie Tatischeff), dove la parola – ri­petuta, incessante, liberatoria – diven­ta protagonista assoluta. Anche a costo di conservarne solo l’aspetto performa­tivo, vista l’ampiezza dei temi e delle problematiche affrontati in questo pri­mo lungometraggio.
Lunedì 16/03/2026
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